Mancano pochi giorni alla cerimonia degli Academy Awards 2020 e tra i favoriti nella corsa all’Oscar come Miglior Film c’è l’ultima pellicola del regista – già Premio Oscar per American BeautySam Mendes.

1917 è un film che ha fatto parlare di sé sin da subito e non per nulla ha conquistato il Golden Globe lo scorso gennaio. Un long-take di circa due ore che investe in pieno petto lo spettatore – proprio come un Enfield Mk. VII – strappandolo violentemente dalla poltrona per immergerlo sino alle viscere della storia. Così, da quel campo di fiori e dal primo carrello all’indietro, è come se Mendes consegnasse allo spettatore un fucile e un elmetto e gli ordinasse di seguire le truppe dell’Ottava. Non c’è scampo, per l’intera durata del film il piano sequenza apparente costringe a vivere in prima persona la battaglia contro il tempo dei due soldati Blake (Dean-Charles Chapman) e Schofield (George MacKay) seguendone ogni passo e sincronizzando il proprio respiro con il loro. Un lavoro di finissimo montaggio – malgrado la categoria in questione non abbia chiamato a rapporto Lee Smith – quello per rendere i tagli effettivi invisibili, fluidi sino alla perfezione. Di fatto, la sequenza più lunga è di circa 8 minuti e mezzo, mentre l’illusione è che l’occhio onnipresente della telecamera non smetta mai di seguire il caporale Schofield nella sua straziante notte. Può sembrare insolito, ma Mendes è stato capace di rendere dinamica la guerra che è passata alla storia come la più statica di sempre.

In questo senso – come molti altri – mi dissocio da chi ha accostato il piano sequenza a un’estetica videogame in accezione negativa, perché lo stesso Mendes ha dichiarato alla stampa di essersi avvalso del long-take per togliere la patina di fiction e anzi restituire una dimensione maggiormente reale. Di questa realtà si fa esperienza mentre ci si appropria dell’occhio della telecamera assistendo al succedersi degli eventi in tempo reale, una volta dalla prospettiva del protagonista e l’altra dalla propria, come se fossimo noi stessi sul campo col caporale.

In questo trionfo estetico che facilmente può essere accusato di formalismo, non passa in secondo piano una sceneggiatura che, anche se nata da un plot “semplice” sa restituire momenti di climax narrativo e colpi di scena che ci tengono col fiato sospeso. All’effetto emozionale contribuisce una fotografia pazzesca, frutto del paziente e maniacale lavoro di Deakins che girando il film per il 99% in esterna ha dovuto a volte attendere ore prima che una nuvola oscurasse il sole per trovare la luce perfetta da mettere al servizio dell’opera. In ultimo, ma non meno importante, le musiche di Thomas Newman che già si sono fatte notare ai Golden Globe e che mettono l’accento sui momenti salienti del film senza mai disturbare le scene in cui il montaggio sonoro del calpestio dei piedi sul terriccio è il solo a far da sottofondo.

Con ben 11 candidature agli Oscar 2020, fiancheggiato dal Joker di Phillips, non ci resta che attendere come si pronuncerà la giuria sul capolavoro di Mendes. Di certo, 1917 diverrà un cult nel filone dei war movie da riguardare ogni volta con la stessa intensità della prima.

Pronostici personali:

⁃ Miglior Film

⁃ Miglior Regia

⁃ Miglior Fotografia

⁃ Miglior Montaggio Sonoro