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Il mio sfrenato e viscerale amore per il cinema asiatico, J-Horror protagonista incontrastato del mio cuore, mi riporta alla mente una pellicola del 2010: Confessions. In poco più di un’ora e mezza, Nakashima ci regala un’opera di grande bellezza estetica che si scrolla di dosso i consueti canoni della regia asiatica. Forte della sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di Kanae Minato, il regista – dopo il visionario e pop Memories of Matsuoko – ci racconta una storia che si insinua nella psiche di personaggi devastati dalla società attuale giapponese. I topos sono sempre gli stessi che accompagnano l’horror made in Japan: il disfacimento della famiglia e la mancanza del valore affettivo tra i membri di un nucleo familiare, i rapporti sociali contrastati dall’ego personale degli adolescenti odierni.

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Nakashima ci racconta questa storia con un montaggio dinamico e con virtuosismo di movimenti di camera che lasciano increduli coloro che sono abituati alla staticità asiatica e al piano fisso in campo totale, spesso abusato dai registi giapponesi; sceglie di variare di continuo la fotografia desaturandola e saturandola secondo un climax narrativo interno alla storia, congela i personaggi narranti come in un fermo immagine attorno a cui lo spazio circostante si muove in slow motion di grande fascino visivo, oppure spiazza lo spettatore con la sorpresa del jump-cut.

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Suggestiva la scelta delle soundtrack in lingua inglese che rendono la pellicola ancor più sui generis e che si armonizzano alla sensibilità del contenuto delle scene. L’intreccio narrativo ricorda quello di un anime giapponese, con lunghi monologhi che mostrano in continui colpi di scena l’evolversi della vicenda secondo i diversi punti di vista dei personaggi. Accusato di essere stato troppo estetizzante ed enfatico nella regia, si è invece affrancato dal solito cliché asiatico che, seppur affascinante, spesso agli occhi degli spettatori occidentali può risultare tedioso, ma in Confessions Nakashima ha dato il meglio di sé e lo ha fatto con un stile ed una classe impeccabili.