Chi ha studiato arte sa bene cosa si intende per “Sistema dell’Arte” e come è composto. Se il fulcro è il mercato, ai due poli opposti si trovano gli artisti e il pubblico, tra i quali intervengono come mediatori i musei, le gallerie o le case d’asta. Oggi però sembra che l’artista non sia più quell’uomo misterioso e irraggiungibile di un tempo e la sua aura sta andando a scomparire. Con l’exploit dei social l’artista è infatti sempre più vicino al pubblico stesso e ciò fa venir meno una serie di mediazioni che da sempre hanno invece giocato un ruolo fondamentale nel sistema.

I social abbattono muri, di tanti tipi, anche quelli tra gli artisti e il loro pubblico. Tra i mutamenti che questi strumenti hanno portato ve ne sono alcuni che interessano il Sistema dell’Arte come lo abbiamo sempre pensato. Se il sistema va scomparendo e i critici, i musei hanno sempre meno importanza nel percorso che porta le opere d’arte al pubblico, come si può ancora essere sicuri che ciò che è venduto sul web come arte lo sia davvero?

Nel suo studio a Gand, in Belgio, l’artista concettuale Wim Delvoye ha detto la sua al riguardo.

Ciò che sta succedendo adesso nel sistema dell’arte è che la gente non si cura più dell’arte. Gli artisti sono in diretto contatto col loro pubblico, vendono le loro opere su internet e penso che non gli importi nemmeno delle loro opere, le postano su youtube, su instagram, fanno prezzi senza tener conto del sistema dell’arte (che forse non esiste nemmeno più). C’è un comprare e vendere di opere e io non so nemmeno chi siano queste persone che le comprano mentre i prezzi si alzano,quindi il mondo dell’arte sta rimpicciolendosi. Sembra che questo mondo diventi più grande perché ogni settimana abbiamo mostre o fiere, adesso ce ne sono centinaia di fiere nel mondo mentre prima erano due, tre, quattro. Praticamente ce ne sono così tante che potresti passare la tua intera vita in una sala d’esposizione. Io penso che quel mondo non sia più il mondo reale, intendo che ci sono giovani interessati a ciò che succede su internet e che postano le loro opere sul web ma io mi chiedo se questa sia davvero arte, non lo so, non è venduta, è gratis perché è sul web e penso che forse nei prossimi anni ci sarà una crisi, una crisi di tutti i valori e dei sistemi perché la gente inizierà a dubitare dei nostri valori, di come giudichiamo l’arte. Tra venti o trent’anni anche la pop art sembrerà triviale, strana come le maschere africane e la gente si chiederà chi sono state quelle persone che hanno pensato che una latta di zuppa fosse arte e che razza di schifezza sia e avranno la confidenza per poter dire che quel prodotto non vale nulla. Questo sarà molto diverso da oggi, alcuni artisti oggi hanno molto successo e ho sentito dire a delle persone “cosa ti piace di dell’arte?” e loro rispondere “si, mi piace” e si deve pensare che sia una buona opera, certo se la compri a 7 milioni è davvero buona! Chi sono io per dire che non sia una buona opera d’arte se la gente che se lo può permettere la compra a quel prezzo, gente intelligente che può pagare tutto. Mi chiedo come andrà a finire questo, come si fermerà, io penso alla mia personale sopravvivenza, a come sarà il futuro su queste cose e chi sono queste persone. Sino a quando ci sarà il pubblico allora potrà andare avanti per sempre, se vai a Parigi puoi vedere al mattino presto centinaia di persone che vanno a vedere Matisse o Picasso e questi non sono artisti economici, quindi penso che oggigiorno le persone della classe media guardano ciò che le persone ricche comprano e non ha a che fare con l’arte, loro non la guardano, non dicono “oh, questo è un Picasso!”, non gli piace nemmeno, loro dicono come dei robot “Oh, Picasso, Louis Vuitton, Chanel!”, no, loro vanno lì a vedere Matisse e Picasso e pagano per questo per vedere ciò che i benestanti comprano. Perché loro amano sognare di appartenere a quella classe di benestanti e tutto ciò non cambierà mai, ma penso che oggi sia divenuto estremo, davvero troppo estremo“.

Anticonvenzionale, audace e visionario, Wim Delvoye si dedica ora dei progetti in Iran, dove la burocrazia ancora gli permette di realizzare oniriche installazioni gotiche nel paese, in un paese che tollera l’arte e la sua libera espressione più di quanto non si faccia oggi in Occidente, senza chiedere cifre esorbitanti.

Si è forse tornati al famoso interrogativo del cosa sia l’arte? Tutto ciò che gli uomini chiamano arte, direbbe Dino Formaggio, ma forse il dubbio resta lecito.

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