“Lo dedico alla lotta del popolo filippino e alla lotta dell’intera umanità.” così il regista Diaz ringrazia per l’inaspettato premio che ha segnato la vittoria del cinema d’autore sul versante del blockbuster americano. Tre ore e quarantacinque minuti in un black and white che emoziona come poche pellicole e pochi cineasti sanno fare, questo è Ang Babae Humayo (The woman who left).

Filippine, provincia di Mindoro, anno 1997. Il mondo piange la scomparsa della bella principessa Lady D e della missionaria Madre Teresa, mentre nell’arcipelago asiatico sono poche le lacrime rimaste se non per i gravi problemi interni che già affliggono il paese e il suo popolo. Horacia esce di prigione dopo essere stata rinchiusa ingiustamente per trent’anni, nonostante fosse stata accusata di un crimine mai commesso. La donna dovrà cercare il figlio ormai perduto e meditare la sua vendetta, in un film che mostra in background tanta miseria, fame, situazioni che sembrano così lontane dal mondo occidentale, ma che Diaz dosa così bene nella narrazione e in quelle inquadrature dilatate e illuminate con una maestria da non poco, tanto da rendere impossibile a qualunque spettatore trattenere una profonda emozione e carica di immedesimazione. Meno “fluviale” del precedente A lullaby to the Sorrofwul Mistery (di ben otto ore) Ang Babae Humayo mantiene quel fascino autoriale e personale che solo Diaz poteva infondere al film con la sua firma. Già noto al pubblico per le sue pellicole di lunga durata (sette, otto, nove ore) Diaz è riuscito a farsi strada tra i più commerciali statunitensi ed europei, sebbene il premio di migliore attrice sia spettato ad Emma Stone con La La Land e non alla protagonista filippina Charo Santos-Concio, splendida cantante e di recente giudice anche a The Voice of Philippines Kids.

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Tra gli altri premi significativi della serata a conclusione di questa 73° edizione, premiati a Venezia Tom Ford per il Gran Premio della giuria con il suo Nocturnal Animals e a pari merito come miglior regia La rejone salvaje (anche molto criticato) e Paradise, mentre miglior attore è Oscar Martinez nel El Ciudadano Ilustre. Italia poco presente, ma il Premio Orizzonti va a Liberami,  di Federica di Giacomo.

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Tra gioie e dolori, anche questa edizione si è conclusa e a noi spettatori non resta che goderci una nuova stagione piena di grandi titoli.

 

 

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