Dopo la tappa palermitana dello scorso febbraio 2016, continua la messa in scena di MA3, in giro per l’Europa. Dal butoh però si passa all’improvvisazione: intervista a Sayoko Onishi.

La danzatrice e coreografa giapponese Sayoko Onishi ha già portato lo spettacolo in Francia, Lussemburgo e Giappone e proprio con l’artista Emmanuel Fleitz, in arte Robert Touissant, Onishi ha iniziato nel 2010 un percorso che ha portato il suo butoh ad una nuova evoluzione, da butoh a New Butoh sino a quella che oggi si può definire “Nuova Forma”. La Nuova Forma di Onishi è caratterizzata dal prevalere dell’uso della tecnica dell’improvvisazione nella creazione e nell’esecuzione della performance: con l’improvvisazione l’artista è libero dai canoni e dalla tecnica (“la tecnica la si prende e la si butta via” sostiene l’artista), libero di esprimere il proprio Sè interiore lasciando trasparire tutte le pulsioni inconsce sulla scia della danza butoh, ma con la magia dell’estemporaineità dell’hit et nunc che rende irripetibile, unica e ancora più personale la performance. In MA3 luci, colori e suoni si fondono insieme al corpo candido della danzatrice Onishi che cattura gli sguardi e gli animi del pubblico incantato a guardare quel corpo danzante che trasmette un flusso di emozioni sempre diverse.

La nuova forma di Sayoko è tuttora in evoluzione, ma le sue parole possono far comprendere meglio quello che l’artista vuole trasmetterci. Ho posto queste brevi domande a Sayoko Onishi, chiedendole che mi concedesse di indagare meglio su alcuni aspetti della sua personale visione del butoh e del suo passato ad esso legato. Pensavo che dietro il suo lavoro continuasse ad essere presente molta più tecnica di quella che invece Onishi afferma di usare per le sue improvvisazioni, infatti ne emerge che la tecnica è ormai diventata totalmente parte di sé e che ha un ruolo marginale rispetto al suo mondo interiore che si riflette, attimo dopo attimo, nell’estemporaneità delle sue improvvisazioni. Vedere Sayoko Onishi danzare è, dunque, qualcosa di irripetibile e guardandola si viene travolti da emozioni che non possono mai essere uguali ad ogni suo spettacolo. La sua nuova forma consiste nell’assumere, ogni istante, la forma che le viene suggerita dall’interno della sua anima.

Domanda: Nel butoh si parla del concetto di “memoria reificata”, per te qual è il ricordo, legato all’infanzia o al passato, che più si manifesta quando danzi? Quale ricordo della tua memoria interiore utilizzi maggiormente?

 

Onishi: Non danzo con la memoria. Quando insegno si. La uso per far capire ai miei allievi quell’emozione particolare e quel senso particolare del corpo. Per la mia danza uso le mie emozioni e le sensazioni del corpo che si sono accumulate nella mia vita. Le tiro fuori senza fare un passaggio di memoria.

 

Domanda: Le arti marziali, quanto influiscono nella tua danza?

Onishi: Pratico Tai Chi Chuan e Qi Gong, ma non le pratico come arti marziali. Le pratico per la mia interiorità. Energia interiore, collegamento all’universo, questi influenzano la mia danza e la mia vita.

Domanda: Tra le coreografie che hai danzato quale pensi ti rappresenti di più e a quale ti senti più legata?

Onishi: Gli spettacoli di cui ho più richieste sono: “La primavera siciliana”, “Animal Science”, “Kwaidan” (il duo col contrabbassista francese Robert Touissant), “Vu Revù Trasformè” (un trio con Robert Touissant al contrabbasso, nello spettacolo svoltosi in Francia e con la collaborazione del VJ Melting Pol nell’esibizione a Lussemburgo). Questi spettacoli sono legati alla creazione del momento in cui lavoro. Tutto il mio pensiero e tutta la mia anima sono dedicati alla creazione.

 

Domanda: Qual è il tema, ad esempio il vento, il mare, che preferisci per improvvisare, la base da cui parti più frequentemente?

Onishi: Improvviso sullo spazio e sulla situazione che si crea in quel momento. Questo esiste solo in quel momento. La mia improvvisazione è unica ed esiste insieme nel momento. Può capitare solo una volta, non si può ripetere. Questo è molto prezioso, come nella vita, non si ripeterà mai. Ogni momento è originale.

Domanda: Oggi nella tua danza c’è qualcosa di nuovo rispetto al butoh, pensi che ciò sia stato un processo graduale o hai volontariamente aggiunto del personale nel tuo lavoro?

Onishi: E’ un processo che viene dalle esperienze di diversi progetti, da collaborazioni con artisti di diverse discipline. Ogni progetto ha il suo tema e la sua sfida. Soprattutto ho sviluppato tanto dall’arte dell’improvvisazione, ho iniziato circa sei anni fa, non molto tempo fa. Ciò l’ho fatto grazie al mio collega Robert Toussaint, mi ha aperto il mondo dell’improvvisazione, ho iniziato grazie a lui.

Domanda: Cosa è per te il butoh? Perchè hai scelto la tecnica dell’improvvisazione?

Onishi: L’improvvisazione è come la natura, è perfetta in quel momento, può capitare solo una vol- ta. Non si ripete più come la stessa. Una cosa naturale ed organica funziona di più del povero cal- colo della mia testa. Parte da mille possibilità di eseguire, in un secondo. E’ molto rischioso man- tenere la qualità e non essere noioso. Ma credo che un artista che ha una buona preparazione del suo mestiere e tante esperienze, ascoltando bene la situazione ogni secondo, può creare magia. Cosa è butoh… credevo che fosse semplicemente un’espressione corporale proveniente dall’interiorità del danzatore con molta coscienza e sensibilità del suo corpo. Ora credo che il butoh significhi di più di questa semplice spiegazione. In questi ultimi anni sto vivendo esperienze forti nei miei spettacoli. Mi sto avvicinando di più alle parole del maestro Kazuo Ohno. Mi sto avvicinando al suo modo di essere. Lui parlava di essere posseduto da uno spirito, in collegamento col Cosmo. Io mi sento allo stesso modo nella mia danza, non sono più Io. Entra qualcosa dall’alto, dentro di me, che vuole dare il suo messaggio. Ogni volta che danzo alcune persone del pubblico piangono per l’emozione, perché questo messaggio arriva alle persone. Per questo, il butoh è un tramite tra qui e l’aldilà, una preghiera per collegarsi all’universo.

Intervista di Priscilla Piazza a Sayoko Onishi, 5 ottobre 2015.

SAYOKO
Foto di Priscilla Piazza.

 

 

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